Obiurgare
ob-iur-gà-re (io ob-iùr-go)
Significato Rimproverare vivamente
Etimologia voce dotta recuperata dal latino obiurgare ‘rimproverare, biasimare’, da iurgare ‘contendere, litigare’, che deriva da ius iuris ‘diritto’, col prefisso ob- ‘verso, contro’.
- «Fu obiurgato pubblicamente, e gli fu tolto l'incarico.»
Parola pubblicata il 05 Maggio 2026 • di Giorgio Moretti
Sì, certo parola dotta e sofisticata, interessante su vari livelli — ma partiamo notando questa specifica meraviglia, che corre il rischio di passare senza essere notata: l'obiurgare latino, che ha già il significato di 'rimproverare', si forma sullo iurgare — un litigare anche giuridico, come ci squaderna la derivazione da ius. A questo, si aggiunge un prefisso che gli dà un verso — anzi l'ob- ci predica proprio un 'verso, contro'. Il rimproverare, qui, è colto con poesia antica e potente nelle vesti di un contendere, di un litigare a senso unico: ti litigo contro. Stupendo, e molto calzante. Specie se non siamo davanti a un biasimare dei più compassati.
Ora, anche il giardino del rimprovero ci offre un novero di parole lussureggiante, che attraversano tutti i registri — dalla rosa imperiale al lino campestre alla cacca del cane — con effetti dei più differenti.
In questo panorama l'obiurgare si pone a un'altezza olimpica. Credo che in effetti non ci sia una parola più alta e aulica per dirlo. Oltretutto lo dice con una certa intensità. Pensiamo alle alternative elevate: l'ammonire è formalissimo, lontano, ingessato. Il biasimare è espressione di un giudizio negativo che può anche non avvenire faccia a faccia (anzi spesso il biasimo striscia). Il redarguire, mosso da un'autorità più vicina, è composto — e meno aspro del rampognare, che a dispetto dell'appartenenza a un registro sostenutissimo è bello acceso.
L'obiurgare è parimenti acceso. Forse non può contare su una sonorità altrettanto evocativa, né su una riprensione altrettanto diretta. Ma ha un respiro immenso. Possiamo parlare di
come due contrapposte posizioni accademiche si obiurghino da tempo con argomenti non sempre apollinei; possiamo parlare di come la persona salita sul podio abbia obiurgato il pubblico in maniera sorprendente, riguardo all'accoglienza data a qualcuno; possiamo parlare di come la critica abbia obiurgato un'opera che ha avuto un grande successo commerciale.
Sentiamo come è lontano dal mero criticare, dalla prossimità dell'accusare (anticamente l'obiurgazione poteva essere giusto un'invettiva), dalle animosità del rabbuffare, dall'autoritarismo spiccio dello sgridare. Certo, in molti contesti è impenetrabile — non è un verbo che offra grandi manici per farsi intendere al volo. Ma comunque è un verbo che per molti contesti non sarebbe adatto. Serve un contesto aulico, solenne, di quelli in cui non si teme di usare una parola più alta. Il rimprovero si fa profondo, marezzato d'esoterismo sì, ma intimamente semplice, monolitico; vivace sì ma non incandescente, non rabbioso, non viscido né doppio. L'effetto è formidabile.