Rimpolpettare
rim-pol-pet-tà-re
Significato Rifare in polpette un cibo già cotto o avanzato; rimaneggiare alla meglio qualcosa, specie uno scritto o un discorso, per farlo passare per nuovo
Etimologia derivato di polpetta, che è diminutivo di polpa, dal latino pulpa ‘carne magra senza osso’, con prefissi re- intensivo e in- illativo.
Parola pubblicata il 17 Ottobre 2026

Si sa che delle polpette c'è sempre da sospettare. Che cosa c'è, dentro? Quale avanzo arcano, quale sottoprodotto rilavorato, quale spadellata cotta e ricotta? La polpetta cela in modo spesso impenetrabile. Restituisce forma nuova e ghiotta a rimanenze e scampoli... senza che questo consista in una rielaborazione strutturale complessa (si straccia e frulla e rimette insieme in pallette) e senza che processo e risultato ispirino gran fiducia.
(In tempi come questi è d'uopo chiarirlo subito, perché qualche pasdaran delle polpette ci sarà: non ho personalmente niente contro le polpette, io stesso ne faccio ogni settimana, sempre nuove e sempre sorprendenti perché appunto consistono in un rimpolpettamento degli avanzi dei giorni precedenti, con qualche minima correzione, e le combinazioni non si ripetono mai uguali. Stiamo facendo un discorso generale.)
Curioso che il rimpolpettare abbia avuto scarsa fortuna nel suo significato concreto. Forse proprio perché, quando lo si fa, lo si fa con una punta di riserbo, che rifugge il nome proprio dell'atto — che peraltro pare poco incline a farsi rappresentare dalla lingua scritta; invece, negli spazi figurati, il rimpolpettare vola.
Lo scheletro del concetto consiste nel rimaneggiamento di qualcosa di precedente — un rimaneggiamento basso e pesantemente trasformativo dell'aspetto, non della sostanza. Rimette insieme roba con intenzioni e moralità da dr. Frankenstein e rapidità spiccia da prozia ai fornelli.
Così notiamo come la conferenza della professoressa consista in altre conferenze rimpolpettate; il consulente rimpolpetta e propone al cliente strategie già viste e provate; il nuovo mirabolante studio rimpolpetta altri studi analoghi senza apportare niente di originale.
In questo modo il rimpolpettare è fortissimo: demistifica un atto di inganno più o meno blando — la riproposizione dell'avanzo, del vecchio — con un'immagine icastica e terragna. Chiarisce che non merita l'ombra di un esorcismo da compiere con parole più elevate: basta l'ironia del richiamo.
Certo il rimpolpettare non finisce qui. Prima ha preso anche la via della ripetizione, diventando un ribadire — non piacevole, che si avvicina al rinfacciare, al rimproverare. È una progressione che pare più desueta, e che era percepita come la preparazione di una polpetta difficile da mandar giù.
Mi potevi rimpolpettare per la mia mancanza, visti i risultati ti avrei rimpolpettato per un'ora e via dicendo.
Oggi il rimpolpettare prevale come rimaneggiamento, unione e ripetizione di roba già vista e sentita. Il risultato, attenzione, non è male in sé. Il rimpolpettare non è sciatto come il raffazzonare, non mette insieme alla meglio — e non aggiusta come il rabberciare, parimenti accroccato, e non è fatto in fretta e male come l'abborracciare. Certo che però la sua non è nemmeno una rielaborazione neutra come il rimaneggiare, che può presentarci un tornare su qualcosa di perfettibile in maniera limpida, non solo un'adulterazione.
Il rimpolpettare, nella migliore tradizione casalinga, è improntato al riciclo. Ciò che di buono è stato fatto in passato, e che ora avanza, alla bisogna viene riplasmato e mascherato, fritto e rinsugato.
Da notare, infine, la distanza abissale col prossimo rimpolpare: parla di polpa ma evita la polpetta. Mette ciccia su una struttura scheletrita, e si eleva tanto da giungere alla vetta apollinea della lingua — cioè al lessico delle pubblicità delle creme viso. Che spesso rimpolpettano le solite manteche, ma pace.