Riparare

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ri-pa-rà-re (io ri-pà-ro)

SignProteggere da un pericolo o da un danno, rimediare a un male, aggiustare; rifugiarsi, trovare ricovero

nei primi significati dal latino reparare 'riacquistare, rinnovare, ristorare', composto da re- 'di nuovo' e parare 'procurarsi'; nei secondi dal provenzale repairar, dal latino tardo repatriare 'tornare in patria'.

In un solo 'riparare' vivono due diverse parole, le cui chiome, però, in certi punti si toccano.

Il primo riparare, transitivo, scaturisce dal latino reparare, che di base significa 'riacquistare, recuperare'. Viene da domandarsi quale sia il sentiero che nei significati di 'riparare' conduce quel recuperare ai nostri proteggere, rimediare e aggiustare - ed è un sentiero di viva poesia. Sotteso a questo percorso sta un filo concettuale che possiamo sintetizzare nel salvare: ci ripariamo dalla pioggia correndo sotto al loggiato, per riparare al torto commesso possono bastare delle scuse di cuore, e ripariamo la radio rotta che ascoltavamo da bambini. Tutti casi in cui c'è qualcosa che idealmente viene riacquistato, che sia l'oggetto rinnovato, l'equilibrio sereno e giusto di un rapporto, la sicurezza da una minaccia scampata.

Il secondo invece, intransitivo, nasce dal latino repatriare, cioè tornare in patria, e quindi ritrovare una casa, un rifugio, un luogo sicuro. Il perseguitato ripara in un Paese che gli darà asilo, nei mesi di calura intensa (sigh) ripariamo in montagna, e dopo la giornata frenetica ripariamo nei libri o nei film.

La protezione del primo e il rifugio del secondo si embricano volentieri, tanto che nel sostantivo derivato 'riparo' li troviamo entrambi. Si ripara e ci si ripara nel riparo. Meraviglia di come due etimologie indipendenti portino a una fusione di significati in un sol corpo.

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(G. Guinizzelli, Al cor gentil rempaira sempre amore, vv. 1-10)


Al cor gentil rempaira sempre amore

come l’ausello in selva a la verdura;

né fe’ amor anti che gentil core,

né gentil core anti ch’amor, natura. […]

E prende amore in gentilezza loco

così propïamente

come calore in clarità di foco.


Questa raffinata strofa si può parafrasare così: “L’amore trova la sua naturale dimora nel cuore gentile, come l’uccello nella foresta; e la natura non creò l’amore prima del cuore gentile, né il cuore gentile prima dell’amore. E l’amore prende posto nella gentilezza in modo così proprio come il calore nella luce del fuoco.”

Tuttavia essere gentile qui non vuol dire solo avere buone maniere. significa invece avvicinarsi alla perfezione della propria natura; e Questa nobiltà o pienezza interiore si manifesta in un atteggiamento misericordioso, umile, aggraziato, e così via. Potremmo forse dire, con terminologia moderna, che una persona gentile è ‘realizzata’, e perciò è insieme buona e bella.

Si capisce quindi perché Guinizzelli consideri gentilezza e amore due manifestazioni di un unico fenomeno, come la luce e il calore del fuoco.

È vero che Questa tesi ha portato a interpretazioni riduttive, che presuppongono una reciproca necessità tra la gentilezza d’animo e l’amore di coppia, e minimizzano l’importanza della libera scelta.

Ad ogni modo la poesia di Guinizzelli rimane affascinante. Il suo ‘stil novo’ (come lo definisce Dante) coniuga la riflessione filosofica con una melodiosità dolce e fresca, in cui vibra ancora la meraviglia di fronte all’amore.

In particolare trovo molto tenera l’immagine d’apertura. ‘Rempairare’ è un provenzalismo per ‘riparare’, e letteralmente significa ‘tornare in patria’. Dunque l’amore trova nel cuore umano la sua espressione più piena, e viceversa costituisce la natura profonda del cuore, il suo più meraviglioso segreto.

Mi viene facile immaginare il cuore come una selva intricata, in cui l’amore si nasconde sotto mille forme: come un uccellino che passa di ramo in ramo, apparendo dove meno lo aspetti; o che, talvolta, fa sentire il suo canto senza che tu possa chiaramente capire dov’è.

D’altra parte l’amore è delicato, come un uccellino: un nulla lo può ferire. Perciò ha bisogno di trovare riparo in un cuore gentile, che lo accolga e lo nutra con la stessa paziente discrezione della foresta.

Parola pubblicata il 18 Dicembre 2017

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