Del Polo Nord e della regione circostante; il Polo Nord e la regione circostante
voce dotta recuperata dal latino arcticus, prestito dal greco arktikós ‘(dell’emisfero) dell’Orsa’, da árktos ‘orso’.
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Del Polo Nord e della regione circostante; il Polo Nord e la regione circostante
voce dotta recuperata dal latino arcticus, prestito dal greco arktikós ‘(dell’emisfero) dell’Orsa’, da árktos ‘orso’.
Nome della spada di Orlando, paladino di Carlo Magno, e per estensione, sinonimo di spada; in senso scherzoso descrive qualunque oggetto lungo e stretto che si possa impugnare
di origine sconosciuta, forse onomatopeica o forse connessa al latino durus, ‘durus’.
Che insiste caparbiamente e incessantemente. In musica, di solito indica una formula affidata al basso e più volte reiterata che, salvo eccezioni, prescrive una successione armonica prestabilita
dal latino obstinatus ‘testardo’, da obstinare ‘volere a tutti i costi’, da una forma affine a stāre, col prefisso rafforzativo ob-.
Iniziare, mettere in esercizio solennemente
voce dotta recuperata dal latino inaugurare.
Strumento musicale a corde e in legno, usato principalmente nella musica rinascimentale o barocca ed eponimo della famiglia degli strumenti musicali dei liuti
dall’arabo al-‘oud, che significa ‘bastone, pezzo di legno’.
Recipiente usato per fondere i metalli; luogo in cui si incontrano e fondono elementi diversi
dall’antico francese croiseul ‘lucerna’, ma anche ‘crogiolo’, di origine incerta.
Cristiano dei primi secoli che testimoniava la propria fede sopportando persecuzioni e morte; chi si sacrifica per un ideale; chi sopporta con rassegnazione dolori e sofferenze
voce dotta recuperata dal latino ecclesiastico martyr, prestito dal greco ecclesiastico mártys ‘testimone’.
Che non si può sbrogliare; irrisolvibile, insolubile
voce dotta recuperata dal latino inextricabilis, derivato di extricare ‘estricare’ con prefisso negativo in-, mentre extricare deriva da tricae ‘noie, preoccupazioni, imbarazzi’.
Moltiplicare a migliaia, accrescere indefinitivamente; nella forma riflessiva crescere in modo smisurato o ripetersi innumerevoli volte
verbo derivato dal numerale mille con l’aggiunta del prefisso in-, usato per la prima volta da Dante nella Divina Commedia.
In trascrizioni o riproduzioni, termine che indica l’omissione di parole o frasi inutili o segrete; parte mancante
dalla locuzione latina ceteris rebus omissis ‘tralasciate le altre cose’.
Dei ciclopi; enorme, colossale
voce dotta recuperata dal latino Cyclops, prestito dal greco kýklops, composto di kýklos ‘cerchio’ e óps ‘occhio’.
Prime ore del pomeriggio nella stagione calda, che sono destinate al riposo; siesta
composto di contro- e ora.
Di capelli, barbe e crini, bianco; di persona dai capelli bianchi
voce dotta recuperata dal latino tardo canutus, derivato di canus ‘bianco, biancheggiante, grigio, venerando’, di origine indoeuropea.
Provvisto di occhi, che ha molti occhi; con macchie simili a occhi; vigile, accorto, meticoloso
derivato di occhio.
Classifica dei premiati in una gara; gruppo di vertice; elenco dei riconoscimenti ottenuti in carriere specie artistiche o sportive
voce francese, recuperata dal plurale palmàres del latino palmàris ‘di palma’ e figuratamente ‘degno della palma’, a sua volta, appunto, da palma che deriva da una radice indoeuropea col significato di ‘piatto, largo’.
Tendenza a valorizzare gli aspetti migliori della realtà e ad aspettarsi sviluppi futuri favorevoli. In senso filosofico designa propriamente la dottrina di Leibniz esposta nella ‘Teodicea’, secondo cui Dio, tra gli infiniti mondi possibili, avrebbe creato il migliore; più in generale si riferisce a ogni concezione che consideri il mondo essenzialmente buono, in quanto regolato dalla volontà divina o da un principio razionale
dal francese optimisme, derivato dal latino optĭmus ‘ottimo’ e introdotto dal periodico gesuita “Mémoires de trévoux” per definire il quadro filosofico di Leibniz. Il termine si è poi diffuso grazie a Candide ou L’optimisme di Voltaire (1759).
Danza di corte in tempo allegro moderato e in metro ternario, in voga nel XVI e all’inizio del XVII secolo, spesso in sequenza con la Pavana
dal francese gaillarde, aggettivo dall’occitano galhart e dall’antico francese gaillart col significato di ‘forte, valoroso’. L’antico gaillart proviene da un galloromanzo galia ‘forza’, derivato dalla radice celtica gal-, che sarebbe alla base dell’etnico Galli..
Unità grafica di un sistema di scrittura; scanalatura, specie ornamentale; guida per un cursore mobile
attraverso il francese glyphe, dal greco glyphé ‘intaglio, incisione’, da glýpho ‘intagliare, incidere’.