Arguire

La strana coppia

ar-gu-ì-re

Significato Dedurre, desumere, inferire; denotare, palesare

Etimologia voce dotta recuperata dal latino argùere ‘dimostrare’, ma propriamente ‘far brillare, rischiarare’.

«In genere la gente litiga perché non sa discutere» recita un celebre aforisma dello scrittore inglese G.K. Chesterton (1874-1936). Il confine tra le due cose, in effetti, è labile, anche nel linguaggio; e che in italiano, non a caso, discutere significhi anche ‘litigare’, e discussione ‘litigio’ non sorprende troppo, visto che l’etimo ci trasporta in lande assai poco placide: fulcro del latino discutere è il verbo quatĕre (quàtere), ossia scuotere, sconquassare. Ma sarà così anche in inglese? Leggiamo la citazione di Chesterton in originale: «People generally quarrel because they cannot argue». In apparenza, le cose peggiorano: litigare è quarrel, mentre discutere è argue – che però, nell’uso comune, ha proprio il senso di ‘litigare’! Poca speranza che la discussione non degeneri, insomma. L’etimo, però, stavolta ci racconta un’altra storia: argue viene dal francese antico arguer, a sua volta dal latino arguĕre (argùere), da cui deriva anche il nostro arguire.

Arguire? E che rapporto potrà mai esserci tra questo verbo così cerebrale, apparentemente alieno dalla contesa e dal dissidio, e il bellicoso argue? Per noi, oggi, ‘arguire’ ha un unico significato: dedurre, desumere, inferire: da una microscopica macchia sulla camicia Miss Marple ha arguito che il colpevole era il maggiordomo; arguisco dal tuo silenzio che sei offesa; dalle pozzanghere per strada si arguisce che stanotte è piovuto. Un tempo, però, vi era un’altra accezione, quella di denotare, palesare – oggi del tutto obsoleta –, che rivela la scaturigine più profonda di questa parola, tale da accomunare non solo arguire e argue, ma anche l’arguto, l’argomento, l’argento, l’argilla e – crepi l’avarizia – pure gli Argonauti. Sciogliamo gli ormeggi.

Tutto inizia da una radice indoeuropea ricostruita arg-, portatrice di significati inerenti alla brillantezza, al chiarore, al biancore. L’aggettivo latino argutus, prima di prendere i significati metaforici di sagace, espressivo, scaltro, aveva infatti quelli sensoriali (attinenti a suoni, immagini, odori o sapori) di nitido, brillante, acuto, penetrante – ed è qui che trovano posto e senso il luccichio dell’argento e il biancore dell’argilla (in greco árgillos era ‘creta bianca’). Similmente, il verbo arguĕre significava anzitutto rischiarare, far brillare; poi, in senso figurato, dimostrare, asserire, provare, e da lì, scivolando fatalmente su un piano inclinato di sempre maggiore aggressività, dimostrare erroneo, confutare, biasimare, incolpare. E da arguĕre, naturalmente, derivò redarguĕre, da cui il nostro redarguire.

L’inglese argue, in effetti, ha conservato e sviluppato coerentemente la varietà dei significati figurati di arguĕre: asserire, sostenere con argomenti (to argue that…), e quindi argomentare, dibattere in modo anche acceso, animato. Ma l’italiano arguire, com’è arrivato al senso di ‘desumere’? Beh, l’argomentare consiste nel dedurre una conclusione da determinate premesse, (argumentum in latino è prova, segno, indizio), e se considero questo procedimento dal punto di vista della coscienza individuale, prescindendo da un interlocutore esterno, ecco che arguire qualcosa, portarlo alla luce, dimostrarlo, equivale a desumerlo, inferirlo.

È qui che arguire e argue si rivelano fratelli: sono entrambi figli di Arguzia, senza la quale in italiano non si arguisce ma si inferisce a pera, in inglese si finisce per litigare – e giustamente Chesterton sottolineava che l’una cosa è causa dell’altra.

No, non abbiamo dimenticato gli Argonauti: Giasone e compagni si chiamavano così perché navigavano sulla nave Argo (‘la Veloce’); ma argós in greco significava, oltre che ‘rapido’, anche ‘splendente, brillante’. Perché le cose veloci, specialmente in mare, guizzando scintillano, balenano

Parola pubblicata il 05 Gennaio 2021

La strana coppia - con Salvatore Congiu

Parole sorelle, che dalla stessa origine fioriscono in lingue diverse, possono prendere le pieghe di significato più impensate. Con Salvatore Congiu, insegnante e poliglotta, un martedì su due vedremo una di queste strane coppie, in cui la parola italiana si confronterà con la sorella inglese, francese, spagnola o tedesca.