Congeniale

con-ge-nià-le

Significato Consono, adatto all’indole e alle preferenze di qualcuno

Etimologia da geniale (con prefisso con- e su modello dell’inglese seicentesco congenial), voce dotta derivata dal latino genialis, a sua volta da gènius ‘nume tutelare’, propriamente ‘generatore’, derivato di genus ‘stirpe, generazione’.

  • «È una soluzione che ci è davvero congeniale.»

La ricercatezza di alcune parole sta nel modo particolare in cui sono crepuscolo di un’accezione. Infatti oggi se parliamo di ‘genio’, ci vengono in mente profili umani molto netti e perfino caricaturali (Mozart, Einstein e chi vuole metta il suo) o altri più scontornati da spirito, creatura sovrumana — tipici della religione romana, ma il più popolare è paradossalmente quello di Aladino, originariamente un djinn delle religioni preislamiche, traslato da noi con quest’altro termine curiosamente prossimo per forma e significato. Ma il genio è anche altro, seppur desueto, ed è proprio quello che troviamo elaborato nel congeniale.

Il congeniale è ciò che, manco a dirlo, mi va a genio, ciò che si accorda bene alla mia indole, al mio carattere, alle mie predilezioni, al mio gusto. È congeniale all’amico un lavoro in cui non si sta mai fermi, mi è congeniale un incontro di primo mattino perché mi alzo sempre prima dell’alba, nella camminata segui un percorso diverso che senti più congeniale.

In quel con- c’è tutta la considerazione di una situazione personale intera, che s’impernia, come anticipavamo, su un’accezione desueta del genio e del geniale. Il genio, nella religione romana, non è una potenza astratta: è un nume tutelare, una divinità personale che con una certa sovrapposizione è la persona stessa, coi suoi tratti salienti (anche se è un tipo sovrumano versatile, e può anche legarsi a luoghi — pensiamo al genius loci).

È questo il manico con cui il congeniale prende il genio: un tempo questo concetto era molto più vivo e versatile, e si parlava comunemente del genio delle nazioni o delle lingue per indicare i loro caratteri propri, autentici e irriducibili (in maniera molto speculativa e ideologica e poco aderente alla realtà, a dire il vero). Il congeniale peraltro si appoggia anche a un’assonanza con l’ingegno che ci rappresenta la sensazione e la complessità organica di un incastro appropriato d’ingranaggi — assonanza arbitraria ma non peregrina, dopotutto il genio militare o civile, organismo tecnico di progettazione costruzione e riparazione di opere, è un prestito dal francese génie, che ha davvero subito l’influsso di ingénieur.

Ci resta così una parola elegante e tutt’altro che astrusa, anzi corrente, che ci sa parlare di autenticità assecondate tramite categorie antiche e vestigiali ma ancora eloquenti: la magia vera del genio accosta un’identità genetica alla volubilità dell’immateriale, con un respiro più leggero e inafferrabile rispetto a nature, indoli, temperamenti, animi e caratteri, che vogliono essere scritti e descritti.

Parola pubblicata il 12 Agosto 2023