Orfico

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òr-fi-co

SignRelativo a Orfeo; esoterico, iniziatico; di espressione artistica, che esprime un'ispirazione lirica poderosa, istintiva e creativa; artistico

dal nome di Orfeo, sommo poeta e musicista del mito greco.

Allora, questa è una parola davvero difficile, perché ci richiede di fare i conti con una tradizione religiosa tanto antica quanto nebulosa. Ma anche per questo è straordianaria.

Conosciamo tutti Orfeo. Figlio del sovrano tracio Eagro e della stessa musa Calliope, il potere del suo canto non aveva eguali: sapeva placare le fiere più selvagge e animava gli inanimati elementi della natura. Sappiamo anche delle sue imprese clamorose durante il viaggio degli Argonauti, e della sua tragica storia d'amore con Euridice, che coraggiosamente ma invano tentò di salvare dal mondo dei morti.

Il problema non dappoco è che la figura di Orfeo non si esaurisce in questi miti. Siamo abituati a pensare con semplicità che gli antichi politeismi fossero delle religioni coerenti e omogenee (qui Zeus e compagnia bella, lì Horus e compagnia bella, là Giove e bella compagnia, facile), ma dal loro stesso substrato, e quindi con divinità e personaggi simili, se non uguali, sono emersi a più riprese culti misterici divergenti e strutturati. Pensiamo ai misteri eleusini imperniati sulla figura di Demetra, ai culti dionisiaci, all'orfismo stesso, e alla scuola pitagorica che ad esso tanto ha dovuto.

Ora, va detto, dell'orfismo non abbiamo una conoscenza capillare: le fonti non sono molte e spesso sono parziali. Sappiamo che però in questo culto Orfeo non è semplicemente il musicista gagliardissimo che fa addormentare Cerbero, ma quasi uno sciamano mitico, un profeta venuto a illuminare il vero rapporto fra mondo dei vivi e mondo dei morti - con notevoli echi orientali. Le rivelazioni esoteriche di questo culto, nella sua teologia e con le sue liturgie, chiarivano la genesi delle divinità, il procedere dei cicli delle reincarnazioni, la differenza ontologica fra corpo e anima, e squadernavano il premio o la punizione che dopo la morte attendevano i retti e gli empi, e i riti purificatori necessari all'espiazione e alla salvezza.

Il suo periodo dorato è il VI secolo a.C., anche se ha attraversato molti secoli. E va detto che gli usi moderni del termine 'orfico' sono informati più a una suggestione che a una vera conoscenza dell'orfismo (il che ad alcuni farà tirare un sospiro di sollievo perché si sono fatti suggestionare pur senza capire poi molto).

Infatti 'orfico' significa in primis e ovviamente ciò che è relativo a Orfeo (si parla dell'audacia orfica nell'affrontare le sirene). In secundis, 'orfico' significa iniziatico, esoterico: l'amico insiste per portarci alla riunione orfica del suo gruppo piramidale, il nonno conosce i misteri orfici dell'orto, l'oste custodisce le sue ricette con orfica riservatezza. Ma poi, in barba ai riferimenti ai culti orfici e recuperando la figura di Orfeo nell'essenzialità del supremo artista, l'orfico, riferito all'espressione artistica, diventa ciò che è possentemente ispirato, in maniera poetica, istintiva e profondamente creativa: si plaude all'album orfico del musicista, la mostra orfica del pittore lascia tutti basiti, l'orazione orfica manda in deliquio la platea. E infine, con un po' di iperbolica ironia, diventa un sinonimo di 'artistico': diamo spazio alle nostre velleità orfiche iscrivendoci al corso di teatro, sfoggio le mie inclinazioni orfiche nella costruzione del costume di carnevale.

Oh, l'avevo detto che era difficile.

Illustrazione di Celina Elmi.

Parola pubblicata il 12 Ottobre 2017

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