Onesto
o-nè-sto
Etimologia voce dotta recuperata dal latino honestus, da honos, ‘onore’.
- «La sua vita intera lo ha testimoniato: è stato una persona onesta.»
Parola pubblicata il 10 Maggio 2026 • di Giorgio Moretti
o-nè-sto
Etimologia voce dotta recuperata dal latino honestus, da honos, ‘onore’.
Parola pubblicata il 10 Maggio 2026 • di Giorgio Moretti
La concezione dell'onestà intellettuale, che popola i nostri discorsi, specie quelli più accesi, spesso tende a restringere il concetto generale di onestà. Vive in un orizzonte argomentativo, di discussione — pare sia la correttezza nel riconoscere la consistenza di un fatto, ad esempio la bontà di un'idea o la responsabilità di un torto, difetti propri e meriti altrui. Questo intellettuale ha un'azione penetrante: sembra spostare l'onestà dalla materia concreta e morale a un intelletto logico e volatile — è più un'inclinazione all'ammissione in un gioco che abbastanza lecitamente concede doppiezze. Ma no: l'onestà resta tale. L'onestà non sta sul piano del mero fair play — la palla era dentro.
Possiamo questionare la trasparenza di qualcuno, le sue negazioni automatiche, le sue difese pretoriane; ma questionare l'onestà intellettuale di una persona non è materia diversa dal questionare la sua inclinazione a servirsi dai portafogli gonfi che vede incustoditi — quindi attenzione, non è cosa da tirare in ballo con leggerezza. Stiamo parlando ineludibilmente di rettitudine.
L'onesto difatti è retto, conforme alla legge morale. Niente di meno, ma niente di più complesso. Il suo terreno etimologico è quello dell'onore — concetto fondamentale, che non poggia su altri, e che anche per questo è tremendamente labile; considerato preziosissimo per millenni, oggi è disseccato, ma non privo di branche laterali ancora vigorose come l'onestà. L'honos latino (sulla cui etimologia pare nessuno abbia modo di sbilanciarsi) è un serto forte e nebuloso di rispetto, stima, grado, ufficio, riguardo... che facciamo prima a spiegare mordendoci la coda, come 'onore'.
Le implicazioni sono che l'onesto si astiene dal commettere il male, e quindi è nobile, dignitoso, puro, giusto, equo. Quando tanto gentile e tanto onesta pare la donna sua a Dante, quando saluta qualcuno, non è che spicchi per delicato interessamento e lealtà — ma per il comportamento nobile (il significato originario di gentile) e dignitoso. Un prezzo onesto è chiaro e proporzionato, un linguaggio onesto è conveniente e trasparente, una persona onesta agisce con rettitudine, nel piccolo come nel grande. Ma non solo rappresenta un principio morale e la sua realizzazione, lo fa nel contesto di un ruolo: non c'è onestà assoluta, sciolta dalla propria posizione.
È un tralignamento meraviglioso dell'onore — che, spesso, come sappiamo bene, è tronfio e assetato di sangue. L'onesto per contro ha un tratto addirittura dimesso: la sua non è una virtù tonitruante e bellicosa. Ha una granularità finissima, capillare, e richiede più resistenza che slancio, più pazienza che coraggio, e una vigilanza su di sé, non sugli altri.