Pasticcio, scarabocchio, guazzabuglio, confusione
dal lessico della famiglia Levi, raccontato nel libro ‘Lessico famigliare’ di Natalia Ginzburg, dal triestino sbrodighez.
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Pasticcio, scarabocchio, guazzabuglio, confusione
dal lessico della famiglia Levi, raccontato nel libro ‘Lessico famigliare’ di Natalia Ginzburg, dal triestino sbrodighez.
Edificio carcerario circolare ideato dal filosofo inglese Jeremy Bentham alla fine del Settecento, in cui tutte le celle possono essere controllate da un singolo sorvegliante posto al centro; edificio radiale; struttura di controllo sociale centralizzato
dall’inglese panopticon, costruito con gli elementi greci pân ‘tutto’ e optikón, neutro di optikós ‘visibile’.
Che conduce una vita disordinata, sregolata, sfrenata, imprudente
propriamente, participio passato di scapestrare, derivato di capestro ‘cappio’, dal latino capistrum ‘cappio, cavezza’.
Che riguarda i fuochi d’artificio e la loro produzione; vivace, spumeggiante
dal francese pyrotechnique, composto dagli elementi greci pyro- ‘fuoco’ e téchne ‘arte’.
Ghirlanda, corona; raccolta di versi per occasioni speciali; circolo, intreccio
voce dotta recuperata dal latino sertum ‘corona, ghirlanda’, usato spesso al plurale serta, neutro sostantivato di sertus, participio passato di sèrere ‘intrecciare’.
Dottrina giuridico-filosofica che sostiene l’esistenza di un originario diritto naturale, assoluto e universale, che precede il diritto positivo, prodotto dagli umani con le leggi
adattamento della locuzione latina ius naturale ‘diritto naturale’, col suffisso -ismo proprio delle dottrine.
Che non muore, non mortale; che non avrà mai fine, eterno, imperituro
dal latino immortalis, formato dal prefisso negativo -in e l’aggettivo mortalis, ‘mortale’.
Disputa pubblica di argomento filosofico, che nel Medioevo si teneva in ambito universitario su un argomento a piacere in genere proposto dal pubblico; testo filosofico o letterario su una questione specifica. In musica, composizione scherzosa che combina testi e temi musicali diversi, di carattere sia sacro sia profano
voce del latino medievale, propriamente ‘qualunque cosa’, neutro del pronome quilibet ‘qualunque’, composto di qui ‘che, chi’ e di libet ‘piace’.
Avere bisogno di qualcosa
voce dotta recuperata dal latino indigere, derivato del verbo egère ‘aver bisogno’, col prefisso rafforzativo ind-.
Veliero veloce e leggero usato specie da portoghesi e spagnoli fra il XV e il XVII secolo
attraverso il portoghese caravela, parallelo all’arabo qārib, ‘barca’, dal latino carabus, imbarcazione per la pesca, a sua volta dal greco kárabos ‘scarabeo’.
Trucco, sotterfugio, raggiro
alterazione di cabala.
Che agisce simulando sentimenti, qualità e intenzioni lodevoli; persona che si comporta così, falsamente
voce dotta recuperata dal latino ecclesiastico hypócrita, prestito dal greco hypokrités col primo significato di ‘attore’, dal verbo hypokríno ‘recitare’, ma in primis ‘rispondere’.
Sportello, battente che si apre verso l’interno di una stanza, girevole intorno al suo asse orizzontale inferiore
attraverso il francese vasistas, dall’espressione tedesca «Was ist das?», letteralmente «Che cos’è?».
Nome comune degli Erinaceini, mammiferi insettivori dotati di aculei, e per estensione degli echinodermi marini detti ricci di mare. Come aggettivo, applicato anzitutto ai capelli: di forma ritorta, ad anello
dal latino ericius, riferito solo all’animale; il secondo significato deriva dal primo per estensione metaforica.
Inizio, scaturigine, primo principio di qualche cosa, provenienza, ascendenza, nazionalità, punto di inizio di qualche cosa
dal latino origo, ‘origine’, derivato del verbo oriri ‘alzarsi, nascere, sorgere’.
In un primo significato, in retorica, arte della ricerca di luoghi comuni; in un secondo significato, sbaglio, mossa inopportuna, figuraccia
nel primo significato, attraverso il recupero della voce dotta latina topica, dal greco topiké (téchne), «(l’arte dell’uso) dei luoghi»; nel secondo, dal lombardo topicà ‘inciampare’, da toppo ‘ceppo’, dalla voce francone ricostruita top ‘cima’.
Nell’antica Grecia, prima fila di posti, specie a teatro ma anche in liturgie e competizioni — e diritto, onore di sedervi
voce dotta recuperata dal greco proedría, derivato di hédra ‘seggio’ col prefisso pró ‘davanti’.
Ciascuna delle punte di una forchetta, di un forcone, di un diapason e simili
dall’antico alto tedesco ribbi ‘costola’.