Propaganda

pro-pa-gàn-da

Significato Attività volta alla diffusione di certe idee nell’opinione pubblica; insieme di informazioni distorte, diffuse ad arte per certi fini

Etimologia dal francese propagande, in particolare tratto dalla locuzione Congrégation de la Propagande ‘Congregazione della Propaganda’, che traduce e semplifica il nome Congregatio de propaganda fide, congregazione istituita col compito di diffondere la fede cristiana nel mondo. Propaganda è voce latina, ‘che deve essere diffusa’, femminile del gerundivo di propagare ‘diffondere’.

Parola corrente nel discorso pubblico, nell'accusa, nel monito e nell'abbaio, a cui non si collega niente di particolarmente piacevole, e che però sappiamo essere davvero importante; oltretutto è un internazionalismo. Naturalmente però arriveremo a capirla meglio tramite... pratiche agricole e congregazioni ecclesiastiche.

Propagare per noi è un verbo incendiario, buono soprattutto per fiamme e contagi. Ma nasce nel campo del campo, a partire dalla propaggine (propago in latino), che non è solo una diramazione, bensì il ramo piegato e in parte sotterrato in modo che lì metta radici — e la pianta quindi si moltiplichi. Propagare quindi arriva al diffondere tramite il moltiplicare. Già questo, meraviglioso. Ma proseguiamo.

Gregorio XV non è il più noto fra i papi, e il suo pontificato è stato breve. Si ricorda però per alcune canonizzazioni importanti (Ignazio di Loyola e Teresa D'Avila, fra gli altri) e per la fondazione nel 1622 della Congregatio de propaganda fidecongregazione col compito di diffondere la fede cristiana. Cambiò nome in Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli nel 1967 e, a quattrocento anni dall'istituzione, fu ricompresa nel Dicastero per l'evangelizzazione. Ad ogni modo il Palazzo di Propaganda Fide, in piazza di Spagna, resta lì.
Il 'propaganda' nel nome Congregatio de propaganda fide, è un gerundivo, cioè un aggettivo verbale (qui tratto da propagare) che trasforma un verbo in una qualità tinta di dovere o necessità (si riconosce per terminazioni come -andus -anda -andum, -endus -enda -endum e via dicendo). Stiamo quindi parlando di 'fede da propagare' (di solito Congregatio de propaganda fide si traduce come 'Congregazione per la propagazione della fede', ma letteralmente sarebbe 'Congregazione sulla fede da propagare').

Quindi siamo davanti a un sistema ecclesiastico volto alla propagazione evangelica, diciamo alla conversione; questa è la figura da cui scaturisce la nostra propaganda. C'è un che di anticlericale, eh. Addirittura il nostro buon Niccolò Tommaseo, caloroso e partigiano, nel suo celebre dizionario ottocentesco chiosa così l'estensione del termine:

Ma, perchè gli avversarii delle cose sacre prendono volentieri così le parole come le cose agli usi proprii, Fare una propaganda, Far propaganda, dicesi anco di Società o impresa o azione cospirante di più pers. per fondare o distruggere checchessia, per piantare e spiantare, per affermare e negare. Sarebbe da smettere.

(Caro Niccolò, avevi le tue idee, e come le dicevi bene.) Comunque, il passo verso una concretizzazione in sostantivo è breve (i gerundivi si prestano, lo vediamo anche nell'agenda, nella faccenda, nella locanda), e quindi — in particolare dal bacino francese, dalla Congrégation de la Propagande —la propaganda diventa in genere 'ciò che dev'essere diffuso'. Una nozione splendidamente composta. E sapientemente ellittica. Ciò che dev'essere diffuso fra chi? da chi? come? e soprattutto perché?

Prende il profilo di un'attività che intende diffondere nell'opinione pubblica certe idee — ed è un'attività la cui caratterizzazione si è fatta via via più bieca (poteva anche essere più neutra). Ciò che implicitamente leggiamo nella propaganda, è che questa diffusione non ha la bonomia della divulgazione, gli intenti dichiarativi della pubblicità, e nemmeno la prossimità personale del proselitismo. La propaganda è soprattutto mossa da un'intelligenza centrale, spesso nascosta, capace di agire cospirando (come diceva giustamente Tommaseo) in maniera surrettizia — e non priva di potere.

Sono in grado di fare propaganda in particolare grandi agenzie, forti di ideologie articolate e di obiettivi chiari e vitali — è solo ironicamente che io posso fare propaganda a favore della maionese sulla pizza, o contro le camicie stirate. E se dico che faccio propaganda per una fazione o una confessione, facilmente l'aura che mi proietto addosso è quella della pedina, dell'ingranaggio, o di uno sbandieramento non troppo serio.
La propaganda, lo sappiamo, si muove fra giornali, telegiornali e altri media, finanziamenti a linee editoriali e produzioni artistiche, azioni, manifestazioni, provocazioni, camarille in cui vengono tirati i fili della narrazione desiderata. Difatti, quasi per antonomasia, le propagande sono propagande di regime.

Ma alla fine il gioco è piuttosto scoperto, e gli intenti nascosti sono tenuti in conto. Tant'è che la propaganda elettorale non ha nemmeno una connotazione così spregiativa: si fa quel che si può per persuadere le masse— e abbiamo ampi mezzi per disinnescare il meccanismo. Dopotutto, se diciamo che un'affermazione «è propaganda» stiamo dicendo chiaro e tondo che non c'è da fidarsi. La propaganda diventa direttamente un insieme di informazioni distorte, diffuse con secondi fini.

Parola pubblicata il 21 Aprile 2026