Indovarsi

in-do-vàr-si (io m'in-dó-vo)

Significato Collocarsi, mettersi in un luogo

Etimologia derivato di dove, con in- illativo.

  • «Non ho capito come s'indova un elemento del genere nella vostra squadra.»

C’è questa caratteristica curiosa e controintuitiva, che termini di altezze ultime possono essere formati con elementi di fondamentale semplicità. Coltiviamo l'idea che le parole difficili siano quelle come ipostatizzare, eteroclito, tartufesco — ma queste sono parole (per quanto ostiche e ricercate) che vengono usate correntemente da chi le sa, che possiamo padroneggiare e spendere con una certa disinvoltura.

'Indovarsi' no. È un verbo intransitivo pronominale (non c'è indovare, solo indovarsi) ed è formato da niente più che un in- che indica un'entrata (cosiddetto 'illativo', per usare un'altra parola poco pervia) e un dove. Non sono parole che richiedano grandi spiegazioni. C'è quindi mica bisogno di chiarire che 'indovarsi' significa 'collocarsi, mettersi in un luogo'? E però lo troviamo usato pochissimo, e quasi inevitabilmente in richiamo diretto al suo primo, madornale uso. Che è anche il suo conio.

Dante sta facendo la cosa più difficile che si sia ritrovato a fare (e sì che ne ha fatte di incredibili): raccontare la vista di Dio. Siamo nel XXXIII del Paradiso, e la Commedia non è uno di quei libri che quando arriva al clou glissa e lascia a chi legge compiti da fare a casa, anche se questo significa fare i conti con l'inenarrabile, con l'ineffabile.

Fra le figure che alla sua supervista avvalorata dalla Grazia si manifestano, riporta tre sfere differenti ma sovrapposte, due che si riflettono come arcobaleni l'un l'altra, la terza di fuoco; una ha qualcosa che lascia sgomenti: dentro pare dipinta con la nostra effigie. Il Figlio è uomo.

Io così sono stato prosaico. Già quello che scrive Dante, ci dice Dante stesso, è un nonnulla che procede dal nonnulla che ci ha capito. I suoi non sono versi che si spieghino in prosa senza strappi. E lui (come noi che cerchiamo di capire i suoi versi, peraltro) s'impegna nell'osservazione, nella razionalizzazione di ciò che gli si para davanti con la stessa intenzione dello studioso di geometria che intende, bontà sua, risolvere la quadratura del cerchio — problema impossibile, la costruzione di un quadrato e di un cerchio equivalenti con l'ausilio di soli riga e compasso.

veder voleva come si convenne
l'imago al cerchio, e come vi s'indova;
ma non eran da ciò le proprie penne

Dante voleva vedere come è che questa figura umana conveniva al cerchio, e cioè com'è che l'umano conviene in Dio, e come vi entra: come vi si indova.
Non è un poeta a cui manchino le parole — nel caso in cui manchino le inventa, e con dottrina sofisticata. Così è ancora più emozionante il modo in cui l'ultima parola che inventa nella Commedia, quella a cui è consegnato un mistero dei più scandalosi della dottrina cristiana — la collocazione dell'umanità in Dio — sia tanto elementare.

'Indovarsi', usato così questa volta, non ha quasi altro destino. E dire che non scomoderebbero altre parole della sfera del 'collocare' — ne ragionavamo parlando dei pregi di 'allogare'.
Certo, approfittando dell'indeterminatezza offerta da questo 'trovar dove', questo 'accedere a un dove', potrei parlare delle pagine in cui s'indovano certe allusioni, certi pensieri nascosti, di ricordi che s'indovano in un antico album di fotografie, della speranza che, ho scoperto, si è indovata nel mio cuore. Non è certo piano e operativo come un 'trovarsi', né generico come un 'essere' o uno 'stare'.
Nella sua semplicità, arriva dritto e sconcerta. Resta qualcosa di misterioso e inaccessibile, nell'indovarsi.

Parola pubblicata il 25 Marzo 2026 • di Giorgio Moretti