Mosca

Parole bestiali

mó-sca

Significato Nome comune della Musca domestica e per estensione degli insetti appartenenti all’ordine dei ditteri, che comprende circa 120.000 specie

Etimologia dal latino muscam, di provenienza indoeuropea.

  • «È davvero una mosca bianca.»

È con un senso di schifo che di solito pensiamo alle mosche, e non a torto, visto il loro amore per escrementi e cibi marcescenti. Le sole mosche domestiche veicolano più di 65 malattie, tra cui antrace, tifo, colera e tubercolosi. Non per nulla uno degli epiteti del diavolo è Belzebù, ossia (secondo una popolare ipotesi) “signore delle mosche”.

Al contempo la mosca è l’animale insignificante per eccellenza, difatti chi non ottiene nulla dai propri sforzi si ritrova “con un pugno di mosche”. Eppure il fastidio che dà vale per dieci, tanto che una classica espressione di irritazione è “mi è saltata la mosca al naso”.

Sintesi perfetta di questo paradosso è una favola di Fedro in cui la mosca, posatasi su un carro, copre la mula di minacce come se avesse lei in mano la frusta. Da qui il detto “fare la mosca cocchiera”, ossia minacciare a vuoto, vantando un’autorità che non si possiede.

Anche una fiaba dei Grimm ha generato un’espressione proverbiale, “ammazzasette”: soprannome di chi, come il sarto protagonista, si ammanta di grandi imprese quando in realtà non ha ucciso “sette nemici in un sol colpo”, bensì sette mosche.

Solo di rado la mosca assume un significato positivo. “Vorrei essere una mosca sul muro” esprime, sia in italiano sia in inglese, una curiosità insoddisfabile, ossia il desiderio di assistere a qualcosa di privato senza essere visti. Le mosche infatti hanno la capacità di posarsi dappertutto, grazie ai loro piedini appiccicosi e dotati di rampini, e possono facilmente passare inosservate.

D’altra parte essere una “mosca bianca” significa possedere una qualità rara, che distingue dalla folla (il rovescio positivo della “pecora nera”). Va detto però che le mosche bianche sono, in realtà, molto diffuse, anche se tecnicamente non sono vere mosche perché appartengono all’ordine dei rincoti, come le cimici.

Eppure il bistrattato animaletto è una riserva di sorprese. Anzitutto è al centro di scoperte miliari nella storia della scienza. Nel Seicento Francesco Redi, medico del granduca di Toscana, dimostrò che le mosche non nascono dal cibo putrefatto ma solo dalle uova di altre mosche, negando così l’ipotesi centenaria che la vita potesse generarsi spontaneamente e in qualsiasi momento dalla materia inanimata.

Nel Novecento poi Thomas Morgan scoprì i cromosomi grazie ai drosofili, ossia i moscerini della frutta, che da allora sono sempre stati protagonisti della ricerca genetica (perché costano poco e si riproducono in fretta). Sono transitati persino sulla Stazione Spaziale Internazionale, dove la NASA li ha utilizzati per studiare l’impatto dei viaggi spaziali sul sistema nervoso.

Anche nell’etimologia la mosca non manca di apparizioni a sorpresa. Purtroppo non c’entra nulla con Mosca, il cui nome deriva dal fiume Moscova ed è di radici slave o ungro-finniche. C’entra invece – strano a dirsi – con il moschettone. Tutto nacque dalle piccole frecce che si scagliavano con la balestra e che qualcuno soprannominò “moschette”. Il nome passò poi a un’arma da fuoco, la moschetta, e quindi al suo erede, il moschetto, che i soldati assicuravano alla propria bandoliera (la cintura a tracolla) mediante un gancio: il moschettone.

Peraltro la mosca ha dato anche il nome a un particolare reparto dell’esercito, che aveva nel moschetto la sua arma principale: i moschettieri. Il che, vista l’inclinazione dei Tre moschettieri di Dumas ad andarsene a zonzo e a banchettare a crepapancia, non è poi così inappropriato.

Parola pubblicata il 13 Febbraio 2023

Parole bestiali - con Lucia e Andrea Masetti

Un lunedì su due, un viaggio nell'arcipelago dei nomi degli animali, in quello che significano per noi, nel modo in cui abitano la nostra vita e la nostra immaginazione.